Giornata Mondiale della Salute Mentale: la storia di “Giulia” tra sofferenza, cura e cambiamento

In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, che si celebra il 10 ottobre, PARS sceglie di dare voce all'esperienza di una ragazza accolta in una delle proprie comunità terapeutiche. Una testimonianza che racconta la sofferenza psichica, la dipendenza da sostanze e il percorso intrapreso per ritrovare il proprio benessere.

“Lived experiences heard: real voices, real change”, ovvero “Ascoltare le esperienze vissute: voci vere, vero cambiamento”. È questo il messaggio che accompagna la Giornata Mondiale della Salute Mentale 2026, promossa dalla World Federation for Mental Health.

Un invito a riconoscere il valore delle esperienze vissute in prima persona, a contrastare lo stigma che ancora accompagna i disturbi mentali e a considerare le persone non soltanto destinatarie di interventi e prestazioni, ma protagoniste attive dei propri percorsi di cura.

La salute mentale non riguarda esclusivamente l'assenza di una patologia. Riguarda la possibilità di costruire relazioni, esercitare la propria autonomia, riconoscere le proprie difficoltà e trovare le condizioni per affrontarle. Significa anche poter chiedere aiuto senza sentirsi giudicati e incontrare servizi e professionisti capaci di accompagnare, ascoltare e sostenere.

È proprio da una voce, da un'esperienza vissuta, che vogliamo partire.

La storia di Giulia: «Sono cambiata e oggi posso dirlo: sto bene»

La chiameremo Giulia, un nome di fantasia scelto per tutelare la sua riservatezza. Giulia è una ragazza accolta in una delle comunità terapeutiche di PARS che ha deciso di mettere per iscritto la propria esperienza, raccontando il rapporto con la sofferenza psichica, la dipendenza da sostanze, l'incontro con i servizi sanitari e il significato del percorso comunitario.

Abbiamo scelto di condividere integralmente la sua testimonianza, intervenendo soltanto sulla forma per renderne più scorrevole la lettura, nel rispetto del significato e dell'autenticità del suo racconto.

Queste sono le sue parole.

Questa esperienza di comunità mi ha fatto riflettere molto sulla mia salute mentale. Prima di intraprendere questo percorso mi sono fatta del male con le sostanze, peggiorando la mia malattia. La mia malattia consisteva nel sentire delle voci. Le sentivo continuamente, qualunque cosa facessi, dentro la mia testa. Mi ero abituata a convivere con loro, tanto che tutto questo era diventato normale per me, quando in realtà non lo era.

Ho combattuto a lungo, chiedendo aiuto a Dio e alla sanità. Vivevo tante emozioni e passavo giorni e notti a parlare con quelle voci. Gli argomenti erano diversi, ma tutti surreali. Poi, un giorno, ho deciso che non volevo più continuare a combattere in quel modo. Grazie all'aiuto dei servizi sanitari, ho iniziato una terapia farmacologica che seguo ancora oggi. Questa cura mi ha aiutata a stare meglio, a non sentire più quelle voci, ma soltanto quella della mia coscienza.

Rimaneva però un altro problema: le sostanze. Per questo il Centro di Salute Mentale (CSM) mi ha indirizzata al Ser.D., fino a quando ho deciso di iniziare il mio percorso in comunità.

Qui ho scoperto cosa significa davvero vivere una vita normale, senza essere schiava di qualcosa. Sono cambiata e oggi posso dirlo, sto bene.

Ho incontrato tante difficoltà, soprattutto nel passare da uno stile di vita segnato dalla dipendenza a uno stile di vita sano. I servizi sanitari mi hanno aiutata in questo percorso e sento di dover ringraziare tutte le persone che mi hanno teso una mano, ma anche me stessa, per aver avuto la forza di accoglierla.

Porterò sempre con me questa esperienza, perché è diventata parte della mia vita.

Oggi sono davvero felice di poter condividere con voi la mia storia, ricordando sempre l'importanza degli altri e delle persone che ci circondano.

 

Il valore dell'ascolto nei percorsi di cura

Ci sono passaggi di questa testimonianza che restituiscono, con particolare efficacia, il significato del lavoro quotidiano all'interno di una comunità terapeutica.

La difficoltà di riconoscere la propria sofferenza, la decisione di chiedere aiuto, il rapporto con i servizi sanitari, la scelta di intraprendere un percorso comunitario e la fatica di modificare abitudini e comportamenti consolidati.

Non è una storia lineare, né pretende di rappresentare l'esperienza di tutte le persone che convivono con un disturbo mentale o con una dipendenza. È una storia individuale, con le sue contraddizioni, le sue difficoltà e le sue conquiste, ed è proprio questa unicità a renderla importante.

Nelle comunità terapeutiche di PARS, il lavoro degli operatori si sviluppa attraverso percorsi personalizzati che integrano interventi terapeutici, educativi e riabilitativi, in raccordo con i servizi sociosanitari territoriali. L'obiettivo non è soltanto affrontare una condizione di sofferenza, ma accompagnare ogni persona nel recupero delle proprie risorse, nella costruzione di nuove autonomie e nella possibilità di immaginare un futuro diverso.

Un processo che richiede tempo, continuità e responsabilità condivise. Nel quale la relazione di cura non può prescindere dall'ascolto, dal rispetto delle scelte individuali e dal riconoscimento della persona come protagonista del proprio percorso.

Dalle esperienze vissute al cambiamento

La Giornata Mondiale della Salute Mentale ci invita a riflettere anche sul modo in cui raccontiamo la sofferenza psichica. Troppo spesso le persone vengono identificate attraverso una diagnosi, una dipendenza o un momento di difficoltà, lasciando in secondo piano le loro capacità, i desideri e le possibilità di cambiamento. Ascoltare le esperienze vissute significa contribuire a superare questa rappresentazione, riconoscendo che la conoscenza dei professionisti e quella maturata direttamente dalle persone possono incontrarsi e arricchirsi reciprocamente.

Nella testimonianza di Giulia, un'immagine assume un significato particolare, una mano offerta e la decisione di accoglierla.

È un'immagine semplice, ma capace di raccontare quanto la cura sia anche una questione di fiducia, relazioni e opportunità. Il sostegno dei servizi e dei professionisti incontra la volontà della persona di mettersi in gioco, affrontare le proprie difficoltà e partecipare attivamente al cambiamento.

Per PARS, celebrare questa Giornata significa riaffermare l'impegno quotidiano per una salute mentale fondata sulla dignità, sui diritti, sull'inclusione e sulla centralità della persona.

Ma significa anche riconoscere il valore di chi sceglie di raccontarsi, mettendo la propria esperienza a disposizione degli altri.

Perché le voci delle persone non devono essere soltanto ascoltate. Devono poter contribuire a cambiare il modo in cui comprendiamo, affrontiamo e ci prendiamo cura della salute mentale.

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