| CORRIERE ADRIATICO - "Berdini: “I veri bulli sono gli adulti”" |
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L’analisi del fenomeno da parte del responsabile dei centri terapeutici gestiti dalla cooperativa Pars Civitanova “I veri bulli sono gli adulti”. Parola di Josè Berdini, responsabile dei centri terapeutici della cooperativa Pars. Un osservatorio privilegiato, il suo, sul mondo giovanile, ma anche (e soprattutto) un impegno costante contro la devianza, il disagio, la tossicodipendenza. Negli ultimi anni si è aggiunta la problematica del bullismo che spesso costituisce l'humus da cui nascono i comportamenti deviati. “In realtà c'è sempre stato, anche se ultimamente ha raggiunto livelli di violenza molto alti. Ciò è dovuto all'allargamento della distanza educativa con il mondo degli adulti, quello realmente più bullo. Si tratta di modelli di comportamento che ormai sono entrati nel nostro vivere quotidiano, senza quasi accorgersene, e che poi sono copiati dai giovani. Concetti come la forza, la prevaricazione, l'emergere a tutti i costi sono stati portati all'eccesso e distorti. Lo si vede tutti i giorni alla Tv ma anche all'interno della famiglia, della scuola, del quartiere, persino della parrocchia. Modelli di comportamento che semplicemente vengono replicati dai bambini”. Ormai non si tratta più della merendina rubata a scuola. Tanti gli esempi di gesti dalla violenza inaudita. Non sono passati troppi anni da quando in una scuola media della città gli stessi professori sono stati minacciati dal “branco” (auto danneggiate) che ha imperversato, con atti vandalici notturni all'interno dell'istituto, anche dopo la licenza media. “Purtroppo ci stiamo avvicinando al modello anglosassone, dove queste problematiche sono iniziate molti anni prima – continua Josè – e quasi sempre alla violenza si accompagna l'abuso di alcool e droghe”. Insomma, un quadro già descritto da Stanley Kubrick in Arancia Meccanica. Se il bullismo prolifera nel branco, se si sostituisce un gruppo sano allora le cose cambiano. “La Pars ha attivato il centro Icaro in collaborazione con il Comune che invia ragazzi con problemi di apprendimento. Hanno bisogno di studiare in un ambiente protetto, sotto la guida di operatori specializzati. Quando sono seguiti, migliorano non solo nello studio ma anche nel comportamento”. Insomma, la risposta appare semplice: stare vicino ai ragazzi, seguirli ed attivare nel gruppo (che può essere scolastico ma anche quello del quartiere o dell'oratorio) meccanismi di imitazione sani. “Ho visto personalmente un ragazzo straniero tolto alla famiglia (il padre in prigione e poi rimpatriato), violento e con molti problemi, migliorare in un gruppo di ex bulli. Non è riuscito a coinvolgere gli altri nei suoi comportamenti violenti. E, soprattutto, gli altri non hanno risposto ai suoi gesti con la violenza. Funziona se il mondo adulto non è più visto come nemico ma vicino, se c'è una risposta al disagio. E' difficile, spesso gli operatori sono costretti ad un duro lavoro di confronto anche aspro, ma la strada è questa”.
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